48 anni lei, 52 lui, liberi professionisti. Lui un matrimonio alle spalle, un figlio preadolescente. Lei precedente convivenza terminata. Da diverso tempo discutono su tutto. Lei appare confusa sui denti, lui più arrabbiato.
Giulia:” io mi sono sentita a disagio e mi ha fatto molto soffrire quando l’altra sera ti stavo parlando, mi ero commossa e tu invece guardavi l’orologio. Ti ho sentito molto distante…. Mi sono sentita sola.”
Terapeuta: ” Mario, provi a verbalizzare cosa hai capito di come Giulia si e5sentita?”
Mario:” mi devo immedesimare in lei? Ti sei sentita a disagio perché tu mi stavi parlando e non hai trovato corrispondenza nel mio sguardo”
Giulia:” Non proprio….Io non mi sono sentita sola perché non ho trovato corrispondenza nel tuo sguardo, mi sono sentita sola perché scappavi via da me, come se ci fosse qualcosa che ti dava fastidio”
Mario:” Desideravi parlarmi ma ti sei accorta che io non c’ero, ero distratto e non mi sono accorto del tuo stato emotivo, questo ti ha provocato dolore. Ti sei sentita sola….un po’ abbandonata”.
Giulia: (commossa) ” Sì…..”
Ora è il turno di Mario.
Mario: ” Io mi sono sentito solo come e’ successo poco tempo fa, quando vado con i miei amici e tu mi accusi di farlo contro di te, come se questa cosa che faccio con loro fosse fatta per far male a te ed invece questa cosa mi provoca un po’ di dolore perché è come se non fossi con me, non ci sei. Mi fa sentire colpevole di qualcosa che non è assolutamente nelle mie intenzioni, mi provoca delusione e rabbia ”
Giulia: “quando sei uscito fuori a cena con gli amici ti sei sentito deluso e arrabbiato perché lo ho sentito che fosse come contro di me, invece tu sentivi che ti mancavo e sarebbe stato meglio che ci fossi stata anche lo “.
Mario: “non proprio….. Tu mi hai accusato di fare questo per escluderti…è questo che mi fa arrabbiare”
Giulia: “quello che ti fa arrabbiere e ti delude è che ti sembra ingiusto quello che ti dico, che non c’era nessuna intenzione di esclusione da parte tua.
Merio: “Sì, è così”.
Terapeuta: “Come vi siete sentiti a farlo?
Giulia: “Per me è più difficile spiegare come si è sentito lui. Ho voglia di dire lo come mi sono sentita! mi costa fatica fermarmi sulla sua emozione!”
Mario: “Per me è stato più difficile spiegare la mia di emozione, perché faccio proprio fatica a descrivere le mie emozioni, magari sotto la rabbia ci sono altre sensazioni, l’abbandono, la delusione…lo la chiamo Rabbia ma in realtà è più doloroso e faccio fatica a descrivere come veramente mi sento …è più facile per me descrivere la reazione di Giulia”.
In questo caso, l’ esercizio ha permesso di portare allo scoperto UNA DINAMICA DISFUNZIONALE – senza alimentare in seduta il conflitto e la tensione, ma di contattare emozioni faticose che ogni Patner sperimenta nel rapporto con l’altro. E’ possibile che emerga anche UNA RIFLESSIONE AUTOCRITICA, che apre la possibilità di un CONFRONTO COSTRUTTIVO.
Nella seduta successiva, infatti, Giulia racconta di aver capito, attraverso quella comunicazione empatica, che lei in realtà non ascolta Mario e spesso lo accusa.
Questo è un PASSAGGIO DI CONSAPEVOLEZZA IMPORTANTE IN QUANTO TRATTASI DI UN INSIGHT SPONTANEO CONSEGUENTE ALL’ ESPERIENZA VISSUTA IN SEDUTA.
Psicologa Dott.ssa Sara Agostini