Alla parola dipendenza sono legati ancora oggi un sacco di luoghi comuni…ma quanti di noi sanno realmente cosa c è alla base di un comportamento dipendente?

La dipendenza è spesso associata ad una storia di difficoltà nella regolazione emotiva, bassa tolleranza alla frustrazione, vissuti di inadeguatezza e scarsa autostima. Il comportamento dipendente può rappresentare una forma di automedicazione per evitare il contatto con emozioni dolorose, segnale di fragilità emotiva che va esplorata e trattata in terapia aiutando il paziente a sviluppare una maggiore integrazione del Sè, lavorando sulla capacità di tollerare le emozioni.

La dipendenza è un disturbo complesso caratterizzato da una interazione dinamiche tra fattori neurobiologici, cognitivi e psicodinamici. In questo quadro, il desiderio dell’oggetto di dipendenza, definito craving, rappresenta un elemento importante poiché può essere predittore di una serie di comportamenti atti a soddisfare tale bisogno.

Dal punto di vista neuro biologico tale desiderio è una forma di piacere appetitivo, mediata dalla trasmissione dopaminergica del nucleo accumbens; questo fenomeno è alla base del meccanismo di apprendimento incentivo pavloviano, che trasforma gli stimoli associati all’oggetto o al comportamento dipendente, in potenti rinforzi motivazionali. In questo senso la dipendenza non è solo una risposta alla ricerca del piacere, ma una condizione in cui gli stimoli associati alla soddisfazione del desiderio diventano così potenti da indurre una spinta compulsiva alla ricerca del piacere che ne deriva, sia che si tratti di assumere una sostanza, di gioco d’azzardo, cibo, dinamiche relazionali o qualsiasi altra forma di dipendenza.

Dal punto di vista cognitivo e comportamentale il desiderio si manifesta come una risposta automatica a stimoli interni (emozioni negative, stress, insoddisfazione, senso di vuoto) e stimoli esterni (luoghi, persone, situazioni). Anche dopo l’interruzione del comportamento dipendente, l’esposizione a questi stimoli può riattivare in modo compulsivo ed impulsivo il desiderio, che si manifesta come una pulsione irrefrenabile caratterizzata da queste dimensioni: ossessività (pensieri intrusivi e ripetitivi legati all’oggetto di desiderio); impulsività (incapacità di inibire tale desiderio nonostante gli effetti negativi); compulsività (necessità di agire il comportamento per alleviare la tensione emotiva).

L’intervento terapeutico ha lo scopo di aiutare il paziente a riconoscere e verbalizzare questi aspetti del desiderio per poterci intervenire prima che sfocino in un acting-out, sostituendo l’impulso alla compulsione con strategie di coping più adattive. 

 

Psicoterapeuta Dott.ssa Sabrina Damiano