COME INTERVENIRE?

Nel caso dei disturbi del comportamento alimentare si può intervenire in diversi modi. Per quanto riguarda l’anoressia, anche se la compromissione fisica è ben visibile, chi soffre di anoressia, non si preoccupa del suo peso o della sua magrezza o della perdita di peso. Non interpella il medico per cercare una soluzione, salvo nei casi in cui si presentino dei disturbi a livello fisico, la maggior parte delle volte chi richiede un intervento sono i familiari, che dovrebbero farlo il prima possibile.

Se affrontata con un team multidisciplinare, di esperti in disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e con la collaborazione della famiglia, l’anoressia può essere curata.

L’intervento prevede due fasi: la prima basata su interventi di tipo medico, ed è tesa a ristabilire un peso corporeo accettabile; la seconda prevede un supporto psicologico, orientata a far acquisire al paziente la consapevolezza del problema, aiutarlo a elaboralo e a individuare un nuovo modo per rapportarsi con sé stesso e con il cibo. A volte può richiedere il ricovero in ospedale, o l’allontanamento dal nucleo familiari e dai ritmi quotidiani, poiché potrebbero essere fonti di tensione e di ritualità che ostacolano il recupero. Il decondizionamento richiede tempi abbastanza lunghi, e variabili in relazione alle condizioni fisiche e psicologiche iniziali. In alternativa al ricovero, può essere proposto un trattamento in Day Hospital, dove si prevede il consumo dei pasti epermanenza per le attività terapeutiche soltanto durante il giorno.

Dopo la prima remissione, resta indispensabile un supporto psicologico a lungo termine, per aiutare a gestire la tendenza del paziente a riassumere i comportamenti orientati alla perdita di peso e prevenire le ricadute. Nei pazienti più giovani, può essere utile una terapia familiare, in moda da migliorare anche le modalità di comunicazione e interazione genitori-figli, questo aiuta a creare un contesto ideale per sostenere e consolidare il recupero. In alcuni casi può essere presente un marcata componente depressiva, quindi accanto all’intervento terapeutico, può essere utile l’impiego dei farmaci.

Chi soffre di bulimia nervosa invece, ha una consapevolezza maggiore, rispetto a chi è affetto da anoressia. Il bulimico prova a anche rimorsi e sensi di colpa, per il proprio comportamento. Questo perché le abbuffate e le pratiche di compensazione, si associano ad un malessere significativo e a una serie riduzione della qualità della vita. Il paziente bulimico è più probabile che si rivolga ad un medico al fine di cercare una cura.

L’approccio terapeutico è volto a ridefinire il rapporto con il cibo e con il proprio corpo. Il primo obiettivo del trattamento è riorganizzare i tempi e i modi di assunzione del cibo. Per i bulimici, il semplice fatto, di imporre una regolarità nell’assunzione dei pasti, permette di riordinare i bioritmi coinvolti nella nutrizione. Il secondo passo, consiste nel consolidare i nuovi comportamenti, sostenendo il paziente anche a lungo termine. Questa terapia è volta a prevenire le possibili ricadute e fornisce al paziente tutti gli strumenti affinché possa reagire in modo favorevole agli stimoli negativi che si possono comunemente incontrare nella vita quotidiana. Anche se non sono presenti altri disturbi, può essere utile associare alla terapia un trattamento farmacologico. Infine, il disturbo da binge-eating è invece più difficile da affrontare, sia sotto l’aspetto psicologico sia per la complessità delle implicazioni organiche.

Al fine di assicurare al paziente un recupero efficace, che sia sicuro e duraturo nel tempo, è essenziale prevedere un approccio multidisciplinare, basato sul coinvolgimento di più medici, come nutrizionisti, a volte anche chirurghi, per chi decida di affrontare un operazione; ma anche di psichiatri e psicologi che possano aiutarlo a correggere i modelli mentali e i comportamenti tipici del disturbo.

L’approccio psicoterapico è volto a ridefinire, a ridefinire il rapporto con il cibo e a fornire al paziente, tutti gli strumenti per reagire in modo favorevole a tutti gli stimoli negativi, che si possono incontrare nella vita quotidiana, e che presentano il fattore scatenante delle abbuffate.

In base alla gravità del disturbo, può essere necessario prevedere un ricovero un periodo di Day- Hospital, al fine di far seguire le sedute psicoterapeutiche periodiche, per alcuni mesi. Anche qui anche se non sempre è presente un disturbo depressivo, può essere associata una terapia farmacologica con antidepressivi, che possono aiutare a potenziare l’efficacia dell’intervento.

In alcuni casi, come detto sopra, può essere necessario ottenere un calo ponderale e rapido, ma l’impossibilità del paziente di seguire una dieta, è possibile valutare l’impiego di farmaci, che riduco la sensazione di fame o l’assorbimento di sostanze nutritive, oppure si può ricorrere a l’intervento che interferisce con l’assunzione di cibo. Diversi sono gli interventi che si possono scegliere, l’inserimento temporaneo del palloncino nello stomaco, o il bendaggio gastrico, entrambe hanno lo scopo di aumentare il senso di sazietà e limitare l’introduzione di cibo, oppure si può orientare verso tecniche permanenti e ovviamente più invasive come la riduzione delle dimensioni dello stomaco, il bypass gastro-duodenale, bisogna però considerare che questi interventi non sono sempre possibili, dipende dalle singole persone che lo richiedono, e quali sono le condizioni di salute delle stesse.

I disturbi del comportamento alimentare, potrebbero essere anche un segnale di difficoltà e problematiche più profonde, che vanno al di là del “cattivo rapporto” con il cibo.

Tali segnali non vanno sottovalutati. È molto importante chiedere aiuto o cercare di portare la persona, che ne soffre, a chiedere aiuto, al fine di riuscire a superare questo momento.

Quindi qualora ci si accorgesse di mettere in atto questi comportamenti, o che qualcuno a noi vicino, metta in atto tali comportamenti, è importante chiedere aiuto ad un medico, o uno psicologo, così da poter avere le corrette informazioni, su come e cosa. È molto importante, iniziare già da bambini ad avere corretto rapporto con il cibo, con una sana e corretta alimentazione.

Dott.ssa Tanita Nori

Psicologa-Psicoterapeuta

CTP (Consulente Tecnico di Parte)

Bibliografia

DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014

Sitografia:

  • www.harmoniamentis.it/cont/enciclopedia/contenuti/232/disturbi-della-nutrizione-alimentazione-disturbo-incontrollata.asp
  • www.mayoclinic.org/diseases-conditions/anorexia-nervosa/symptoms-causes/syc-20353591
  • www.epicentro.iss.it/anoressia/
  • www.harmoniamentis.it/cont/enciclopedia/contenuti/231/disturbi-della-nutrizione-alimentazione-bulimia-caratterizzata-abbuffate.asp