Sono ancora tante le donne che lasciano aperto un matrimonio per il bene dei figli, affrontando al contempo la consapevolezza di non essere amate e di essere costantemente tradite, una delle prove emotive più dolorose e logoranti che una persona possa vivere.

Da un punto di vista clinico, la scelta di “restare per i figli” è un atto di immenso sacrificio, dettato dal desiderio di proteggerli. Tuttavia, questa situazione comporta, come verificano quotidianamente, costi emotivi altissimi e, spesso, dinamiche inaspettate per i ragazzi.

Vivere in un ambiente di costante rifiuto e tradimento agisce come un trauma cronico a bassa intensità. Quando si accetta di non essere amati, il rischio psicologico più grande è la deprivazione emotiva.

Intanto una erosione dell’autostima: il tradimento ripetuto può far interiorizzare l’idea errata di “non essere abbastanza”, quando in realtà il comportamento del partner riflette solo le fragilità e le scelte di quest’ultimo. Poi, lo scollegamento dai propri bisogni: concentrarsi solo sul ruolo di madre rischia di annullare l’essere donna e persona, portando a lungo andare a stati ansiosi o, peggio, depressivi.

Spesso i genitori restano insieme convinti di offrire ai figli un “modello di famiglia unita”. Nella realtà clinica, i figli — anche molto piccoli — sono spettatori estremamente acuti, perché assorbono il clima emotivo. I bambini non respirano solo la presenza fisica di due genitori, ma respirano la tensione, il silenzio, la freddezza e l’infelicità sottostante. Senza volerlo, tollerando questa situazione, si rischia di insegnare ai figli che l’amore sia sacrificio incondizionato, che il tradimento vada tollerato e che la propria felicità valga meno della stabilità formale. I figli tendono a replicare da adulti i modelli di coppia che hanno visto in casa.

Non è mio compito dire se queste donne devono separarsi o restare; questa è una decisione che spetta solo a loro e a ciascuna secondo i propri tempi. Il mio obiettivo, come clinico, è spronarle a riprendere in mano il filo della propria vita, qualunque sia la scelta finale.

Spesso si sprecano immense energie psicologiche per “salvare le apparenze” o proteggere l’immagine del marito. Condividere questo peso con uno psicologo permetterebbe loro di aprirsi, di liberarsi e di accrescere le consapevolezze in uno spazio sicuro, senza subire il giudizio.

Dal momento che non possono cambiare i comportamenti dei mariti, investano quelle energie su sé stesse, coltivando interessi, amicizie, indipendenza economica ed emotiva. Certo, talvolta è proprio il lato economico il tasto dolente, ma mostrare ai figli che una madre sa dare valore a sé stessa, alla propria dignità e alla propria felicità è la più grande lezione di vita e di amore che si possa dare loro.

Ogni donna merita di essere amata, rispettata e valorizzata, in primis da sé stessa. Il dolore che provano è un segnale d’allarme. Sta dicendo che la loro parte più profonda soffre per un compromesso troppo grande, troppo esoso. (In)sopportabile…

 

Psicologo Psicoanalista Dott.Davide D’Alessandro