Nella nostra quotidianità, uno dei bisogni fisiologici fondamentali, come il mangiare, può diventare un momento difficile da gestire e da vivere in modo naturale e funzionale.

Può sembrare strano, ma esistono moltissimi casi in cui il cibo diventa un mezzo, uno strumento utilizzato per riempire un vuoto, gestire le proprie emozioni o affrontare determinate difficoltà.

Questo disagio non si manifesta soltanto attraverso ciò che mangiamo o la quantità di cibo che assumiamo, ma anche attraverso le nostre modalità di comportamento durante i pasti e al di fuori di essi.

Il cibo, quando viene utilizzato in modo disfunzionale, può portare alla cosiddetta “abbuffata”, ovvero all’assunzione di una quantità di cibo significativamente superiore rispetto a quella che la maggior parte delle persone consumerebbe nello stesso intervallo di tempo.

Questo comportamento è spesso accompagnato da una sensazione di perdita di controllo, vergogna, frustrazione e disagio emotivo. La persona può mangiare molto rapidamente, fino a sentirsi eccessivamente piena.

Quando questi episodi si manifestano in modo ricorrente, almeno una volta alla settimana per tre mesi, possono rappresentare il sintomo di un disturbo alimentare definito Disturbo da Alimentazione Incontrollata, conosciuto anche come “Binge Eating Disorder”.

Dietro questo disturbo non vi è soltanto una scarsa o assente consapevolezza di ciò che sta accadendo. Alla base possono esserci anche un profondo disagio corporeo e un’immagine distorta o inadeguata che la persona ha di sé e del proprio aspetto fisico.

Il cibo diventa così l’unico modo che la persona pensa di avere per affrontare momentaneamente un disagio o una difficoltà che coinvolge il corpo e la mente.

La sua funzione è legata a una sensazione di sollievo temporaneo, che può essere accompagnata da emozioni come rabbia, frustrazione, solitudine, paura e tristezza.

Il bisogno di riempire o colmare una parte percepita come mancante non riguarda soltanto il rapporto con il cibo, ma può essere presente anche nel campo delle dipendenze, come quelle legate all’alcol o alle sostanze.

C’è sempre qualcosa che sembra mancare. Spesso vi è una difficoltà nel comprendere sé stessi, le proprie emozioni e ciò che si sta vivendo o si è vissuto in passato.

La cosa importante, tuttavia, resta la stessa per tutti: farsi aiutare e affidarsi a professionisti qualificati, con serietà e fiducia.

 

Psicologa Dott.ssa Valentina Tosti