Il “troppo amore”: comprendere la violenza di genere tra gli adolescenti
Giovanni Muratore, psicoterapeuta e giornalista
“È stato solo per amore che l’ho uccisa e, mentre il sangue le usciva dalla gola, non mi sembrava neanche lei. Sembrava un’altra, una lontana che non potevo avere, che non avrei avuto mai.”
“Di lei io volevo tutto, anche i suoi pensieri.”
Questi due brani sono tratti dal libro Mia di Antonio Ferrara, pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Settenove, da anni impegnata nella sensibilizzazione contro la violenza di genere.
Sono parole forti, che raccontano emozioni, pensieri e sentimenti nascosti dietro il bisogno di possesso, soprattutto durante l’adolescenza.
Emozioni che hanno molto a che fare con la violenza di genere nei rapporti tra uomini e donne, tra ragazzi e ragazze.
Nel lavoro psicoterapeutico ci si confronta spesso con una realtà distorta: adolescenti che confondono il controllo con la dedizione e la gelosia con l’amore.
La violenza di genere in adolescenza — definita Teen Dating Violence — non è soltanto un fenomeno da studiare, ma una realtà concreta che contribuisce a costruire le modalità relazionali degli adulti di domani.
Il panorama attuale: uno scenario complesso
Osservando il mondo adolescenziale emergono diverse fragilità.
La precocità sessuale, unita a una scarsa conoscenza del proprio corpo — nonostante la quantità di informazioni disponibili online — favorisce l’aumento di alcuni fenomeni critici.
Da un lato troviamo le gravidanze precoci nelle relazioni tra minorenni.
In Italia l’età del primo rapporto sessuale si sta progressivamente abbassando. Nel 2022, l’Osservatorio di Milano sulla genitorialità ha accolto ragazze in gravidanza dagli 11 ai 21 anni.
Spesso questi rapporti avvengono prima di una reale maturazione psicoaffettiva e al di fuori di relazioni stabili.
Secondo dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, circa 4 adolescenti su 10 hanno rapporti sessuali senza metodi protettivi, e molti non conoscono nemmeno l’esistenza dei consultori.
Negli ultimi anni è inoltre aumentato il numero di gravidanze indesiderate, soprattutto nelle regioni del Sud e nelle aree insulari.
Un altro elemento da attenzionare riguarda gli stili di vita poco orientati alla salute.
I servizi sanitari segnalano un aumento del consumo di fumo, alcol e sostanze stupefacenti tra le adolescenti.
A questo si aggiunge la cosiddetta food addiction, che spesso porta isolamento sociale e difficoltà emotive. L’età più critica si colloca intorno ai 13 anni e il fenomeno, molto frequentemente, rimane invisibile agli occhi dei genitori.
Infine, non si può ignorare la dipendenza dai social media, particolarmente diffusa tra le ragazze dai 14 ai 17 anni.
Quando il controllo viene scambiato per amore
Secondo recenti dati Istat e Save the Children (2024), la violenza nelle relazioni adolescenziali assume sempre più spesso forme sottili e digitali.
Circa il 30% degli adolescenti dichiara di aver subito forme di controllo da parte del partner, come la richiesta delle password dei social o il divieto di frequentare determinate amicizie.
Il monitoraggio tramite GPS o la pretesa di ricevere risposte immediate ai messaggi riguarda circa 1 adolescente su 4.
Un dato particolarmente allarmante riguarda la normalizzazione dell’abuso: quasi il 50% dei giovani tende a giustificare uno schiaffo o una scenata di gelosia ossessiva come una “prova d’amore”.
Perché accade tutto questo?
L’adolescenza è una fase di estrema vulnerabilità.
La costruzione dell’identità passa inevitabilmente attraverso lo sguardo dell’altro.
Se questo sguardo è deformato da stereotipi di genere ancora molto radicati — il maschio “protettore e possessivo” e la ragazza “accudente e paziente” — il terreno diventa fertile per dinamiche di prevaricazione.
Molti adolescenti non riconoscono la violenza perché manca una vera alfabetizzazione emotiva.
Non riescono a distinguere il desiderio di vicinanza dall’invasione dello spazio personale.
Il conflitto viene vissuto in termini assoluti, come un “tutto o niente”, dove la perdita del partner può trasformarsi in una ferita narcisistica intollerabile.
In adolescenza il peso delle emozioni viene spesso affrontato attraverso illusioni, idealizzazioni ed estremizzazioni, nel tentativo di evitare frustrazioni e sofferenze.
Il binomio illusione-delusione rischia così di trasformarsi in una trappola emotiva capace di autoalimentarsi.
Per questo è fondamentale aiutare i ragazzi a sviluppare una speranza più matura, aperta alla realtà e alle sue sfumature.
Occorre offrire agli adolescenti uno spazio di ascolto e riflessione sulle proprie esperienze emotive, aiutandoli a riconoscere e nominare ciò che provano.
Intervenire per trasformare
Come professionisti della salute mentale, non possiamo limitarci a intervenire soltanto nelle emergenze.
È necessario promuovere percorsi di crescita e trasformazione.
Smascherare i miti del “vero amore”
È importante aiutare i ragazzi a decostruire l’idea che amare significhi soffrire, sacrificarsi totalmente o controllare l’altro.
Il rispetto reciproco non è un dettaglio, ma la base di ogni relazione sana.
Educare al consenso e ai confini
Molti adolescenti faticano a comprendere dove finiscono i propri bisogni e dove iniziano quelli dell’altro.
È fondamentale trasmettere il concetto di confine sano, spiegando che un “no” non rappresenta un rifiuto della persona, ma l’affermazione di un bisogno individuale.
Rafforzare autostima e identità
Chi subisce o agisce violenza presenta spesso uno stile di attaccamento insicuro.
Lavorare sull’autostima permette alla vittima di prendere distanza da relazioni tossiche e, allo stesso tempo, aiuta chi esercita il controllo a non dipendere dal possesso dell’altro per sentirsi valido.
Costruire una rete di supporto
Il lavoro terapeutico deve integrarsi con famiglia, scuola, gruppo dei pari e centri antiviolenza.
Un adolescente non può essere aiutato da solo.
Serve un contesto adulto capace di smettere di minimizzare — “sono solo ragazzate” — e iniziare davvero ad ascoltare.
Conclusioni
La violenza di genere tra adolescenti ha bisogno di parole, non di silenzio.
Abbiamo il compito di fornire ai giovani un vocabolario emotivo che permetta loro di costruire relazioni fondate sulla libertà, sul rispetto e sulla reciprocità, non sul possesso.
Perché amare non significa controllare.
Significa riconoscere l’altro come una persona libera.