Partendo dal presupposto che la concezione di Identità di Genere bipolare Maschio vs Femmina appaia oggi del tutto fuorviante e pretenziosa, rappresentando a mio avviso un anacronistico residuo che tende alla separazione dei sessi riducendo l’unione esclusivamente all’interno di una ipotetica “perfetta” complementarietà che, a sua volta, trae l’assunto da una presunta ed incolmabile diversità e lontananza; un eterno rapporto di attrazione ma anche di competizione. L’idea di un numero maggiore di Generi, al di là dei sessi, è oggi finalmente comprovata. Secondo le attuali Teorie Sessuologiche, infatti, l’Identità sessale si compone di quattro dimensioni differenti: sesso biologico, identici genere, ruolo di genere, orientamento sessuale.
Quando si fa riferimento al concetto di Identità di Genere, questo rappresenta una definizione complessa. In psicologia chiama in causa il senso e la consapevolezza di sè come ENTITÀ distinta dalle altre ed evolve nel tempo. Rappresenta il ” ME STESSO” nel mondo, costante e mutevole ma tuttavia con un senso di continuità temporale: risente di fattori socio-culturali, educativi e psicologici. Secondo la Teoria della Costanza di Genere di Kohlberg (1966), i bambini nella fascia di età compresa tra 2\3 anni etichettano il genere solo sulla base delle apparenze esteriori e sanno definirsi come maschio o femmine. Dai 5 anni, comprendono che il proprio genere è consistente nel tempo ma solamente dopo i 7, interiorizzano l’idea che non sia possibile cambiare il proprio genere ed iniziano ad agire come membri del sesso assegnato alla nascita. Si parla di Incongruenza di genere (ICD-11, 2018), che andrà a sostituire il termine ” Disordini dell’Identità di genere”, quando l’Individuo ravvisa una marcata incongruenza tra il genere esperito ed il sesso assegnato. In età prepuberale deve persistere per circa 2 anni e non può essere valutata prima dei 5 anni.
Ci è voluto tanto tempo, troppo!…… affinché l’incongruenza di genere non fosse più inclusa nella sezione della Salute Mentale! NON E’ UNA PATOLOGIA!!!!……bensì un senso Identitario multifattoriale.
La società attuale finalmente offre una pluralità di percorsi possibili rispetto ai ruoli di genere diversamente dalla rigidità dei modelli forniti in passato. Di fatto, tuttavia, se da un lato tale pluralità conceda al soggetto in crescita maggiore libertà e possibilità di autodeterminazione all’intero del processo di ricerca e costruzione Identitaria e del Sè, dall’altro lato, può ciò potrebbe rendere all’ Adolescente tale compito evolutivo più complicato. All’adolescente spetta infatti il delicato compito di elaborare collettivamente valori e parametri di riferimento, sui quali basare il processo di definizione della propria identità di genere ed iniziare così la differenziazione dalle immagini parentali introiettare. Tale processo potrebbe risultare conflittuale nella misura in cui deve riuscire a mediare tra la dimensione dei propri BISOGNI, VISSUTI e DESIDERI, con la dimensione delle aspettative sociali in cui si trova investito sulla base del genere sessuale assegnato alla nascita.
Risulta evidente in tal senso sostenere tale processo, supportarlo, favorendo la possibilità di far spazio alle Unicità di cui ciascuno è portatore.
Percorsi di Counseling Psicologico pensati appositamente per Adolescenti, in fase di esplorazione della propria Identità di genere, basati su ascolto attivo, esplorazione non giudicante dell’identità, supporto emotivo per favorire la percezione di sicurezza personale e l’accettazione, sviluppo di abilità di coping per la gestione di stress ed ansia, possono rappresentare un’esperienza significativa al fine di prevenire la Disforia di genere, ovvero la sensazione di forte disagio che può manifestarsi in modalità diverse con impatto significato sulla vita della Persona.
Con l’Adolescente e la Famiglia, lavorando a livello multidisciplinare (Medico, Endocrinologo, Psicologo ed altri eventuali specialisti), a partire dallo Stadio Tarner 2 (dai 12 a 15 anni), possono essere vagliate diverse possibilità tra cui la terapia ormonale bloccante la pubertà (Farmaci GnRH analoghi), utilizzata per dare maggior tempo agli Adolescenti di esplorare la propria Identità di genere e prendere decisioni consapevoli sulla loro transizione riducendo il rischio di Depressione, Ansia e Disturbi del Comportamento. Le terapie farmacologiche hanno effetti reversibili, il che significa che qualora l’adolescente decida di interrompere il trattamento, la pubertà riprenderò normalmente.
Il Giovane Adulto Transegender può essere psicologicamente accompagnato durante l’intero iter di transizione definitiva, che implichi o meno anche eventuali interventi chirurgici, esplorando i vissuti psicologi legati ai cambiamenti fisici, offrendo supporto continuo durante e dopo la transizione, promuovendo una buona qualità di vita finale facilitando le relazioni e l’integrazione sociale.
Non per ultimo, ruolo ETICO dello PSICOLOGO CLINICO e di COMUNITA’ è DIFFONDERE, a livello sociale, la Cultura della Diversità nella lotta agli stereotipi di genere! Cit. Articolo N.4 del Codice Deontologico: “Lo Psicologo riconosce e rispetta la dignità, il diritto all’autodeterminazione di ciascun Individuo”.
Psicologa Dott.ssa Sara Agostini