Colpita dal notevole numero di Utenti che ne sono affetti, ho scelto di dare spazio ad un quesito molto noto, quello relativo all’ansia per la salute, in passato definito IPOCONDRIA, oggi rivisitato in chiave moderna e tecnologica, prende nome di CYERCORNDRIA.
Tutti noi, di tanto in tanto, abbiamo sofferto di apprensione circa la nostra condizione fisica e per alcuni versi, tale comportamento può essere preventivo, sano ed adattivo.
Tuttavia, quando i timori diventano così intensi e costanti da rappresentare un pensiero ingombrante nella mente della Persona, possono causare notevole disagio con compromissione della qualità di vita personale, sociale, interpersonale e lavorativa.
L’ipocondriaco non è un “Malato Immaginario”: il cervello carico di immagini di paura, si iperfocalizza sui fisiologici “rumori” del Corpo e li travisa facendo su di essi la peggior fantasia. Spesso il potere della rappresentazione mentale della malattia temuta, causa un reale sintomo fisico seppur transitorio.
Nel caso specifico dell’attuale Cybercondria, l’innesco potente è il web, sul quale l’Individuo procrastina a ricercare insistentemente on line informazioni mediche allo scopo di rassicurarsi, con conseguente incremento dei livelli di ansia per la propria salute.
Tali ricerche svolgono, infatti, una funzione momentanea e confortante, finendo per divenire dipendenza.
Contemporaneamente le spasmodiche ed autonome ricerche sul web sui sintomi conducono nel 80% dei casi lontanissimo, paventando diagnosi infauste e ponendo la Persona a spendere tempo e risorse per ulteriori visite specialistiche, sebbene, neppure queste, frequentemente, nonostante risultino tutte nella norma, bastino a placare la ricerca compulsiva.
Il rischio è di si imbattono in risposte a questi medici e \o autodiagnosi veloci ed errati/e, o ci si imbatte in pagine gestite da un’ utenza non medica.
Confusione, incertezza, diffidenza, fino ad angoscia e panico sono di fatto le conseguenze dirette di tale agire.
Non c’è dubbio che la Pandemia abbia giocato un ruolo importante nel ricorrere al ” Dottor Google” poiché da un lato, durante il COVID è aumentato esponenzialmente il tempo di navigazione e la tendenza a ricorrere ad internet per trovare soluzioni immediate sebbene generiche e poco affidabili, ed attendibili, dall’altro, è stata la medesima insicurezza pandemia ad alimentare l’ ipocondria.
Il flusso di informazioni accessibili è stato talmente difficile da contenere che la stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha ritenuto indispensabile adottare un nuovo piano strategico per veicolare le informazioni con il fine di tutelare la popolazione dal sovraccarico cognitivo ed emotivo.
Ciò detto, la soluzione non è l’evitamento totale del web se le fonti sono verificate ed attendibili ergo utili per una sana prevenzione e sensibilizzazione. Quando, tuttavia, la ricerca compulsiva e l’ansia ad essa associata divengono difficili da gestire è importante prendere in considerazione l’idea di rivolgersi ad uno specialista della salute mentale che aiuti ad esplorare il conflitto parossistico e non consapevole riscontrabile in molte Persone che vivono un tale disagio, strutturando un Percorso di AIUTO individualizzato.
Psicologa Dott.ssa Sara Agostini