Da quando ho iniziato la mia pratica professionale con le Coppie e le Famiglie, circa tredici anni orsono, mi rendo sempre più consapevole che uno dei punti di maggior difficoltà da trattare, sia la scarsa empatia nella maggior parte delle relazioni. I patner narrano tristezza, dispiacere e dolore, eppure quasi mai questi visibili sentimenti, venivano espressi apertamente né tanto meno colti nel Partner. Emerge una grande distanza tra bisogno di essere reciprocamente compresi e la scarsità di empatia. Non solo chi infligge piccoli o grandi sofferenze non sembra comprendere come l’Altro si senta, ma anche chi le subisce non riesce a trasmettere il dolore ravvisato.
Spesso le coppie che giungono a consultazione lamentano difficoltà di comunicazione:” non ci capiamo, non ci ascoltiamo, siamo affaticati e delusi da continui fraintendimenti “. La mancanza di ascolto empatico sembra pertanto essere il denominatore comune delle coppie in crisi.
Essere in grado di sentire le emozioni dell’altro come se fossimo nei suoi panni è Empatia ma non basta. Necessitiamo di un processo di allineamento emotivo che implica condivisione oltre che ascolto.
In tal senso, obiettivi dell’intervento diventano:
- accedere alle risposte emotive sottostanti ai comportamenti dei Partner, sia alla luce del qui ed ora, sia in riferimento alla storia passata di ciascuno di loro;
- stimolare nuove modalità di interazione, ascolto empatico e responsività al fine di ridefinire la relazione come fonte di confronto sicuro per ciascuno Partner.
Da tale premessa, risulta evidente che se nel Percorso si vogliono trattare le emozioni ed i bisogni inespressi e\o non compresi nella e dalla Coppia, è necessario farle recuperare e sperimentare ai Patner durante gli incontri combinando narrazione non giudicante con il livello corporeo emotivo. Quest’ultimo ” scongela” la Coppia iniziando a creare vicinanza. Si può aiutare ad esempio a porre attenzione alle sensazioni corporee, osservarle, coglierne le specificità cercando di collegarle a specifiche emozioni ( rabbia, disgusto, paura, tristezza, stupore, gioia, e tutte le possibili combinazioni a a partire da queste) e\o pensieri correlati, poiché le nostre emozioni abitano nel corpo e si esprimono attraverso esso. I patner vengono invitati a sedersi uno di fronte all’altro e vicini. A turno chiedo ad entrambi di raccontare al Partner un episodio in cui si è sentito\a a disagio con l’Alto\a, spiegando le emozioni provate in quella situazione, aiutando chi parla ad essere chiaro. Chi ha ascoltato dovrà poi riuscire a riformulare come il Partner di è sentito e come si sentito\a identificandosi in lui\lei. Quando l’immedesimazione è riuscita, inverto i ruoli e ripeto l’esercizio. Al termine, avvio una RIFLESSIONE sui rispettivi vissuti, invitando la coppia a non razionalizzare oppure a non utilizzare una forma di empatia puramente cognitiva es. : ” ho capito che….”. piuttosto: ” percepisco il tuo dolore….questo mi suscita…..” .
In altre parole, il Rispecchiamento diviene il loro strumento spesso più arduo da applicare ma anche il più potente di RICONNESSIONE INTERPERSONALE!
La riflessione finale viene guidata da una intervista semi strutturata:
- Come si sono sentiti all’interno di questa diversa forma di comunicazione? (sollievo?, imbarazzo?, stupore?);
- Quale è stata la difficoltà maggiore: esprimere il proprio vissuto o rispecchiare l’altro?
- Quale effetto ha suscitato in entrambi sentirsi compreso\a? (leggerezza, sollievo, sorpresa?…)
- Quale è il bisogno sottostante che ognuno ha scoperto su di sè nel corso di questa attivazione?( es. bisogno di supporto, di vicinanza, di stima, di fiducia?).
Attivare l’empatia in direzione del reciproco Rispecchiamento è una potente forma di Metacomunicazione con funzione di ” MANUTENZIONE DELLA RELAZIONE”!
Psicologa Dott.ssa Sara Agostini