Parliamo in questo breve articolo di un elemento tipico che caratterizza i DCA in particolare l’Anoressia Nervosa. Nel percorso di recupero dall’Anoressia Nervosa, l’accettazione del proprio corpo che cambia, evolve, muta ed emette “rumore”, rappresenta una delle sfide più ardue. Si tratta del Dismorfismo corporeo, ovvero la percezione distorta e negativa della propria immagine che purtroppo persiste spesso anche quando il peso si normalizza e la Persona ha recuperato un rapporto quasi adeguato con il cibo. Affrontare tale distorsione è cruciale per prevenire le ricadute e regressioni.
Per Dismorfismo corporeo si intende una distorta percezione del corpo allo specchio che conduce il paziente a rappresentarsi difetti inesistenti e/o esagerati nel proprio aspetto fisico. Nell’anoressia nervosa, questa percezione si concentra sul peso inizialmente per poi spostarsi spesso sulla forma del corpo. La persona in recupero, vedendo il proprio corpo modellarsi ed assumere uno spazio nell’ambiente circostante, può provare una profonda ansia e sentirsi “enorme”, anche se oggettivamente non lo è. E’ la sensazione del gonfiore spesso associato a significati impliciti estremamente soggettivi e profondi che vanno progressivamente sviscerati e restituiti sotto una diversa prospettiva, quella più ostica da accettare.

Affrontare la dispercezione richiede un approccio integrato che combini il supporto psicologico con esercizi pratici:

  1. Esposizione Graduale allo Specchio: iniziando con piccoli passi, anziché evitare lo specchio, che rafforza l’ansia, si può iniziare a guardarsi per pochi secondi al giorno, concentrandosi su parti del corpo che si ritengono neutre (es. mani, collo). L’obiettivo è abituarsi alla propria immagine in evoluzione, senza giudizio immediato;
  2. 2. Body Scan e Ancoraggio al Corpo: ovvero pratiche di mindfulness come il “body scan” aiutano a ristabilire il contatto con le sensazioni fisiche. Piuttosto che concentrarsi sull’aspetto, si presta attenzione a come si sente il corpo: il tocco dei vestiti, la sensazione dei piedi sul pavimento. Ciò permette uno spostamento dell’attenzione dalla forma alle funzioni del corpo;
  3. 3. Riscrivere la Narrativa sul Corpo: spesso, l’Anoressia è legata a un’immagine del corpo come “nemico“. È fondamentale riscrivere questa narrativa. Si può iniziare, ad esempio, con uno strumento pratico e di facile impiego come il “Diario della Gratitudine Corporea, annotando ogni giorno le cose che il corpo è in grado di fare (es. “Oggi ho camminato per un’ora, le mie gambe sono forti”), al fine di promuovere una visione del corpo come uno strumento utile e non solo come un oggetto da guardare;

  4. 4. La Tecnica della “Fotografia Mentale“: quando la sensazione di dismorfismo permane forte, si può utilizzare la tecnica della a visualizzazione mentalmente guidata oppure ricorrere ad un’immagine oggettiva del proprio corpo, come una fotografia neutra, e confrontarla con l’immagine distorta che si ha in quel momento. Riconoscere la discrepanza aiuta a prendere le distanze dal pensiero disfunzionale;
  5. 5. Sviluppare un “Kit di Sopravvivenza“: utile sempre è la co- costruzione insieme al paziente di una serie di attività e strategie da mettere in atto nei momenti di crisi. Questo “kit” può includere: l’ascolto di musica, parlare con una persona di fiducia, fare una passeggiata, praticare un hobby costruttivo. Distrarsi in modo sano aiuta a gestire l’impulso a ricadere nei comportamenti disordinati, nonché a spostare l’attenzione altrove, imparando progressivamente a stare nel cambiamento e nell’incertezza che questo comporta.

Il recupero è un percorso di accettazione e perdono. Riconoscere ed accettare che il corpo in cambiamento è un corpo che sta guarendo è il passo ULTIMO verso una relazione più sana e compassionevole con se stessi.

 

Psicologa Dott.ssa Sara Agostini